Di recente abbiamo avuto modo di approfondire l’uso degli acrilici Heavy Body di Mindwork Studio. Chi ci segue sa che avevamo già ricevuto il set dei Primari e la palette firmata da Brom durante la loro campagna Kickstarter. Ora, a marzo 2026, si è aggiunta alla scrivania la nuova palette di Patrick J. Jones, accompagnata da due modelli molto utili per testare le tinte su superfici diverse: il busto The Sacrifice Academy e la creatura Eskaton: Deformant.
Negli ultimi due anni ho radicalizzato un po’ l’idea che, quando si parla di colori, i colori “da belle arti” battono spesso (ma non sempre, e non per tutti gli usi!) i classici brand da modellismo. Acrilici Heavy Body e prodotti come i Golden SoFlat o i Liquitex Acrylic Gouache sono diventati rapidamente capisaldi del settore, dopo che artisti come Marco Frisoni e Trovarion ne hanno reso popolare l’utilizzo grazie ai loro tutorial.
Sono quindi molto felice di vedere il mercato del modellismo continuare ad evolversi in questa direzione, basando lo sviluppo dei nuovi colori sulla qualità dei prodotti artistici per affinarli sulle nostre esigenze tecniche. Mindwork ha preso la base degli Heavy Body tradizionali (come Golden o Schmincke) e ne ha rivisto la ricetta per il modellismo insieme a Dolci Colori. Il formato in tubetto è essenziale per gestire questa consistenza densa e cremosa, e ci risparmia del tutto la fatica di dover agitare i flaconi: il colore è già pronta all’uso. Come dicevo nella prima recensione di questi colori, non è necessario scuotere i tubetti in quanto i colori … semplicemente non si separano!
Sui tubetti troviamo indicati chiaramente i nomi universali, i pigmenti e i livelli di opacità . Ormai non perdo neanche più tempo a parlare di prodotti di fascia alta che omettono queste informazioni, perché sono la base assoluta per capire cosa stiamo lanciando sulla tavolozza. Per quanto riguarda il set di primari dei colori e il set BROM che avevamo già testato lo scorso anno, il Quinacridone Magenta (PR122), il Phthalo Blue (PB 15:3) e il Primary Yellow formano un set CMY solidissimo. Personalmente uso spesso – in particolare quando uso colori ad olio – un Giallo di Cadmio Chiaro (PY35 ad esempio), ma mi rendo conto che è una preferenza personale.
Allargando la gamma, il Phthalo Green e il Purple sono ottime aggiunte come secondari a pigmento singolo. Mi ha sorpreso l’assenza di un arancio puro, che sarebbe stato interessante per completare lo spettro, ma si può mescolare facilmente un arancio vibrante unendo il Primary Yellow e il Pyrrole Red. Passando ai toni terra, lo Yellow Oxide e il Raw Umber coprono ogni necessità . Io ho una netta preferenza per il Burnt Umber, facile da manipolare per raggiungere la tonalità cromatica voluta – pur non essendo un colore particolarmente neutro. Inclusioni che ho adorato nel set BROM che trovo un po’ strane sono il Radiant Magenta e il Radiant Turquoise: utili (come sottolinea Marco Frisoni nella sua recensione estesa) per compensare la naturale trasparenza dei primari CMY. A chiudere il tutto ci sono ovviamente il bianco e un nero molto neutro per temperatura e tono (PBK7 Carbon Black).
Passando alla prova pratica sul pezzo, grazie alla consistenza heavy body e all’alta saturazione, anche i toni più trasparenti gestiscono benissimo la stratificazione dallo scuro al chiaro – lo vedete nel video in fondo alla pagina (ovvia su: regalateci ‘sta view al video – ci ho messo tanto impegno!).
Ma la vera ciliegina sulla torta è il tempo di asciugatura. Non parlo della lentezza estrema degli oli, ma di quella perfezione che di solito si ottiene aggiungendo a mano il giusto ritardante acrilico. Questo rende il blending semplicissimo, sia sulle grandi superfici di un busto, sia sulle piccole sfumature di un pezzo in 32mm da wargame. Per non parlare di quanto aiutino con tecniche come il wet blending o il loaded brush.
Il busto che vedete qua sotto vorrei tanto tanto tanto poter dire di averlo dipinto io (ndR: Filippo) – invece, vi deliziamo con un capolavoro di Alessandro Marinone. Insomma, nel mondo di oggi già è stanto se state leggendo quello che scrivo, tanto vale farvi vedere un’opera d’arte vera.
Grazie Alessandro per averci fatto fotografare il busto durante la pittura!
L’aggiustamento forse più apprezzabile rispetto alla controparte artistica è però il finish. I colori da belle arti cercano spesso di imitare l’olio asciugando lucidi: un effetto bellissimo sul foglio 2D, ma che rovina completamente la lettura delle superfici 3D delle miniature, dove serve un controllo rigoroso di luci e ombre reali. Questa formula si posiziona invece in un range perfetto tra il matte e il satinato, ideale anche per evitare l’aspetto gessoso e spento che a volte hanno le Acrylic Gouache o i SoFlat.
C’è infine un dettaglio legato alla wet palette che ha del FANTASTICO (lo scrivo maiuscolo perché è una cosa veramente bellissima): questi colori non separano mai. Ogni acrilico che possiedo, anche i migliori in tubetto, dopo un po’ tende a dividersi sulla wet palette.
Ho tenuto questi colori per giorni su una spugna ben inumidita e sono rimasti perfetti. Non ho una spiegazione tecnica per questo, ma li rende fantastici anche per creare filtri e lavature ad alta diluizione, perché il legame chimico tiene il pigmento distribuito uniformemente senza “rompersi”. Sempre per questo motivo, unito alla finezza dei pigmenti e all’asciugatura lenta, basta una semplice diluizione ad acqua per farli passare dalla wet palette all’aerografo senza alcun intoppo. Di solito per l’aerografo preferisco prodotti più fluidi e pronti all’uso per risparmiare tempo, ma la scorrevolezza di questi colori è notevole.
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