Dopo aver visto cosa è contenuto nel mega set degli Speedpaint 2.0 che The Army Painter mi ha inviato, andiamo a fare qualche prova. La prima cosa che ho pensato di fare con gli Speedpaint 2.0, è stato un test sulla tecnica dello slap chop con un paio di miniature di prova.

Le miniature che ho scelto sono un Pox Walker della Death Guard e un Elfo de Il Signore degli Anelli che avevo montato e primerato diverso tempo fa. Ho quindi iniziato a lavorarci sopra partendo da una base di colore grigia e bianca per creare mezzitoni e punti di luce, sfruttando il drybrush. Questo rende lo slap chop una tecnica molto abbordabile dai principianti perché non necessita di strumenti particolari. Io qui ho utilizzato un pennelo di The Army Painter, ma nei precedenti tentativi mi è bastato un vecchio pennello piatto acquistato al casalinghi.

Proviamo gli Speedpaint 2.0 con lo slap chop

Stendiamo quindi il grigio prima, anche in maniera abbondante, che con il drybrush significa più spazzolate, non più colore. Ricorda che gli Speedpaint sono traslucidi e non rendono su fondo nero, quindi non lesinare sul grigio.

Una volta asciutto, ripetiamo con il bianco stendendo pennellate dall’alto al basso per quanto possibile. L’obiettivo infatti è ottenere la simulazione di una illuminazione dall’alto. In ogni caso, è bene evidenziare qualunque bordo, andando a pennellare in maniera trasversale i bordi che vogliamo esaltare. Il tutto ha richiesto davvero pochi minuti di lavorazione.

A questo punto ho iniziato a provare gli Speedpaint 2.0 che abbiamo aperto con l’unboxing. Per cominicare, ho scelto un incarnato dalle tonalità rosse, quasi arancio, da qui il nome “Peachy Flesh” credo, per definire le parti più “putrefatte” del nostro amico Pox Walker.

La prima cosa che ho notato di questi nuovi Speedpaint è che asciugano decisamente più in fretta dei precedenti, con una resa molto più opaca di prima. Questo è dovuto al tentativo di The Army Painter di limitare la riattivazione, in un’ottica di ascoltare la community come detto nel video precedente, ma non è per forza un pregio.

Ad esempio molti utenti sfruttavano questo “difetto”, se così si può chiamare, per realizzaredel wet blending con gli Speedpaint . Tecnica che risulta molto più difficile ora, se non impossibile. Si può comunque porre rimedio al problema usando un ritardante, magari faccio qualche prova nei prossimi giorni a riguardo, usandone uno di Scale75 dato che, se non erro, The Army Painter non ne produce.

Continuando, ho realizzato le altre parti del pox walker andando a scegliere colori un po’ casualmente, considerando comunque che volevo dare un tono viola e verde ai tentacoli. Dipingendo con gli Speedpaint mi sono accorto che spesso non mi è chiaro quale colore otterrò sulla miniatura. Cosa che non accade con gli acrilici classici, dove il colore che vedi in boccetta è esattamente quello che stenderai sulla miniatura. Qui invece essendo i colori traslucidi non si è proprio certi del risultato. Magari con l’esperienza a questo problema si può rimediare, ma è cosa buona e giusta fare dei test su delle vecchie miniature, o su qualche basetta in più. In questo modo possiamo avere un’idea più chiara di cosa otterremo. Oppure, si può dipingere di bianco la punta del tappo di ogni colore e passarci una mano di Speedpaint, in modo da avere un riferimento del risultato già sulla singola boccetta.

Con questo Pox Walker ho provato i metallizzati, sul braccio meccanico come puoi vedere. Sono rimasto molto colpito dalla resa. Ero un po’ scettico, forse lo si intuiva anche dall’unboxing, ma ho dovuto ricredermi. Ne parliamo più avanti con la prova sull’elfo.

Il risultato finale su questo poxwalker non si può certo definire un’opera d’arte. Ma per un giocatore è qualcosa di realizzabile e in decisamente poco tempo, con poca spesa e senza esperienza. Tutti dispongono di un pennellaccio per il drybrush, bastano due colori acrilici e gli Speedpaint e sei pronto per dipingere in pochi minuti le tue miniature da gioco. E’ una questione di priorità: qualità o velocità di esecuzione? Sulla seconda gli Speedpaint, o comunque lo slap chop, vincono a mani basse.

La seconda prova

Passiamo quindi alla seconda prova, quella con l’elfo. Anche qui, il primo step consiste nel dare il fondo grigio e bianco, esattamente come fatto in precedenza. Niente da aggiungere.

Fatto questo, ho iniziato dal mantello con un blu e qui ho potuto constatare una cosa: non tutti gli Speedpaint sono uguali. Esattamente come avviene per gli acrilici classici, anche per gli Speedpaint ci sono colori che vanno meglio e colori che vanno peggio. Il marrone usato per la base del Pox Walker ad esempio va benissimo, non posso dire lo stesso per il blu usato qui per il mantello dell’elfo. Mi sono trovato davvero male, gelatinoso, difficile da stendere. Probabilmente andava diluito con il medium a disposizione.

Dopodiché sono passato all’oro dell’armatura e sono rimasto piacevolmente colpito. Come per l’argento del braccio del Pox Walker, gli Speedpaint metallizzati sono risultati coprenti e brillanti. Li avevo immaginati un po’ come un acrilico metallizzato molto diluito, con pochi pigmenti e riflessi inesistenti. Invece mi sono dovuto ricredere. Il colore risulta brillante e pieno di pigmenti metallizzati, proprio come un acrilico, ma con la differenza che la trasparenza permette alle ombre generate col drybrush di emergere e creare profondità con una sola mano di colore.

Certo, anche in questo caso non si tratta della mia miglior miniatura, ma un giocatore de Il Signore degli Anelli potrebbe essere decisamente interessato alla possibilità di dipingere in questo modo decine di elfi per il suo esercito. E sono convinto che ce ne sono molti la fuori con una pile of shame che attende da anni di essere dipinta…

Conclusioni

A mio parere, gli Speedpaint 2.0 fanno quel che promettono: non si riattivano, asciugano presto e producono una finitura opaca sulla miniatura. Ci sono però ancora margini di miglioramento, come per ogni prodotto. Ad esempio ho notato che le boccette seccano facilmente il colore all’interno del beccuccio, che forse risulta un po’ stretto per questi colori. Niente che non si possa risolvere con un ago ad ogni modo, ma forse pensare ad un design diverso non sarebbe sbagliato.

L’approccio a questo metodo di pittura può essere un po’ disarmante per chi viene da molti anni con il metodo classico, mentre può essere un ottimo punto di partenza per chi arriva “vergine” a questo hobby. Di sicuro, dipingere una miniatura in “minuti” anziché in “ore” è qualcosa che può risultare fortemente interessante ai giocatori più accaniti. Chi invece vuole passare ore a dipingere al meglio un solo modello farebbe bene a guardare altrove.